Il turista enogastronomico

Nel momento in cui ho mosso i miei primi passi nel settore turistico, una delle prime domande che mi sono posta, dati i miei trascorsi nel mondo del marketing dove le analisi dei comportamenti d’acquisto dei clienti sono il pane quotidiano, è quali siano le caratteristiche di un turista enogastronomico, quali le peculiarità che lo distinguono da altre tipologie di turisti e se sia possibile classificarli in gruppi che presentino caratteri simili o comuni.

Partiamo da una semplice definizione di turista enogastronomico per poi passare alla sua clusterizzazione. Il turista enogastronomico può essere definito come colui che vuole vivere esperienze legate al food & wine durante la visita di un luogo, che diventano la sua chiave d’accesso alla cultura del territorio. Ma “tracciare un identikit ben definito del turista enogastronomico “tipo” è sicuramente un obiettivo di difficile attuazione a causa delle molteplici variabili con cui è possibile interpretare questa specifica modalità di fruizione turistica. È certo però che il turista del gusto è disposto a coprire distanze maggiori rispetto al passato per raggiungere una destinazione, di solito viaggia in stagioni diverse, non necessariamente quelle estive e opta per una ricettività sempre più varia” (sempre più spesso per l’extra-alberghiero).

Riguardo alle classificazioni delle tipologie di turista enogastronomico, ne esistono diverse, ma quella più classica è basata sui dati anagrafici.

Quindi parleremo di turisti Baby Boomer, Generazione X, Millennials e Generazione Z.

Un baby boomer è una persona nata tra il 1945 e il 1964 generalmente nel Nord America o in Europa, e che ha contribuito a quello che fu un sensibile aumento demografico avvenuto nel mondo occidentale negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra, fenomeno conosciuto come baby boom. Sono dei turisti che hanno molto tempo libero (soprattutto se ci riferiamo a quelli nati prima degli anni 50) e una buona disponibilità economica. Viaggiano abbastanza e sono interessati alle tradizioni enogastronomiche di un territorio. Una delle esperienze che prediligono sono le visite ai mercati e l’acquisto dei prodotti tipici da portare in dono ad amici e parenti.

La generazione X comprende tutti coloro che, approssimativamente, sono nati tra il 1970 e il 1980 e che attualmente costituiscono la fetta più grossa del turismo enogastronomico. Amano assaggiare i prodotti del territorio sia nei ristoranti tipici sia in quelli gourmet; sono interessati soprattutto alle visite dei luoghi di produzione dei prodotti tipici (es. le cantine, caseifici, aziende agricole).

I nati tra il 1980 e il 1995 sono invece definiti millennials o generazione Y e saranno i turisti del futuro. Le esperienze legate al food saranno sempre più ricercate e desiderate da questa generazione, che già oggi tende a risparmiare sull’alloggio, ma non sul cibo, che deve essere tipico e di qualità.

La generazione generalmente circoscritta tra i nati dal 1997 fino al 2010 è invece definita come generazione Z o centennials. Un aspetto importante di questa generazione è il suo diffuso utilizzo di internet sin dalla nascita. Sono i cosiddetti nativi digitali, quindi nel momento in cui cominceranno a viaggiare la tecnologia avrà un posto di rilievo in tutte le attività, dalla ricerca dei luoghi da visitare alle esperienze enogastronomiche da vivere.

Un’altra classificazione, non meno importante, è quella elaborata dalla World Food Travel Association, che prevede 12 categorie basate sul comportamento. Il turista potrà quindi essere definito come autentico (vuole assaggiare cibi e bevande preparate nel rispetto delle tradizioni locali); eclettico (vuole trovare grande varietà di esperienze); locale (ricerca ristoranti e bar locali); social (vive l’esperienza enogastronomica come un momento di convivialità); innovativo (ama variare sperimentando nuove esperienze); avventuroso (non ha paura di rischiare e si presta ad assaggiare e sperimentare); gourmet (ricerca il piacere attraverso l’enogastronomia); biologico (segue un’alimentazione bio e sana anche in vacanza) ; esteta (cerca location d’atmosfera e ristoranti tematici); abitudinario (non ama sperimentare e non vuole sorprese); trendy (cerca le esperienze più trendy e cool); vegetariano (segue una dieta vegetariana o vegana per motivi etici o di salute, anche in vacanza).

Terza ed ultima classificazione presentata in questo articolo, è quella elaborata da Roberta Garibaldi, una delle massime esperte di turismo enogastronomico a livello nazionale, che si basa sulle esperienze che il turista predilige fare durante il viaggio.

Si avrà dunque il turista gourmet (attratto dai ristoranti segnalati sulle guide e da fiere culinarie); il turista enogastro-culturale (interessato ai ristoranti tipici e agli eventi inerenti la cultura locale); quello lifestyle (interessato a tutti gli eventi di tipo enogastronomico); l’amante della cucina sana e responsabile (difensore del concetto di sostenibilità ed interessato ai luoghi di produzione); il turista enologico (che ama visitare vigneti e cantine e confrontarsi con i professionisti del settore); il turista con bisogni speciali (sceglie ristoranti specializzati prestando molta attenzione agli ingredienti, a volte per problemi di salute); e il turista foodies.

Riguardo a questa ultima categoria si può parlare di un vero e proprio fenomeno foodies.
I foodies sono persone appassionate di cibo che amano collezionare esperienze gastronomiche.
L’influenza di questo gruppo è molto rilevante sia per il numero ma anche per l’utilizzo dei social media come mezzo di condivisione delle loro esperienze. Negli Stati Uniti si contano 44 milioni di foodies ossia il 19,5% della popolazione adulta americana. In Italia sono 10 milioni pari al 5% delle persone comprese tra i 25 e 74 anni.

Ma quali sono le principali attività svolte da un turista enogastronomico durante le sue vacanze? Al primo posto troviamo l’assaggio e la conoscenza dei prodotti tipici di un territorio; di elevato interesse sono anche un pranzo o cena in un ristorante gourmet o ristorante tipico; riscuotono successo le visite ai mercati e fiere agricole; di assoluta tendenza sono le cooking class o lezioni di cucina per imparare a cucinare piatti o dolci tipici dell’area visitata; in crescita la richiesta di visitare cantine, caseifici, oleifici, birrifici e altri luoghi di produzione di prodotti tipici.

Alla luce di queste tendenze e differenze è importante riuscire ad offrire al visitatore esperienze segmentate per soddisfare i bisogni di ognuno. Bisognerebbe essere capaci di identificare i vari e diversi profili dei turisti così da offrire delle esperienze personalizzate e non delle proposte enogastronomiche generiche.

A livello globale è difficile effettuare una stima numerica della consistenza dei turisti enogastronomici, anche perché questo segmento di domanda comprende persone interessate sia principalmente, sia in modo secondario all’enogastronomia. Al suo interno include una serie di dimensioni e sfaccettature che variano in base alle esigenze e preferenze del turista del cibo.

Quello che è certo e che l’interesse verso le esperienze enogastronomiche è in forte aumento rispetto agli anni scorsi, infatti i principali operatori turistici internazionali ormai offrono diversi pacchetti ai loro clienti.

E voi che tipo di turista enogastronomico siete?

 

Fonti:

World Food Travel Association 

Roberta Garibaldi