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Le strade del gusto

I vini rosati della Sardegna

2026-03-04 17:35

Redazione

I vini rosati della Sardegna

Come nasce il vino rosato? Tra i miti da sfatare la falsa credenza che sia un miscuglio di vino bianco e rosso, pratica vietata per legge. Nella realt

Come nasce il vino rosato? Tra i miti da sfatare la falsa credenza che sia un miscuglio di vino bianco e rosso, pratica vietata per legge. Nella realtà è un prodotto che nasce da uve rosse vinificate in bianco. Il tempo di macerazione determina l’intensità del colore, ed è molto breve. Una volta pigiate le uve, le bucce e i vinaccioli vengono fatti macerare nel mosto, come si fa anche per il vino rosso, ma per il vino rosato per un tempo brevissimo, parliamo di qualche ora. In seguito il mosto viene separato dalla parte solida e continua con la fermentazione esattamente come se fosse un mosto bianco.

Riguardo alla sfumatura e intensità del colore rosa di questa tipologia di vino, a dettare legge negli ultimi vent’anni è il mercato francese. Oggi la Francia produce i migliori rosati del mondo ed in testa alla produzione si trova la Provenza, dove il vino rosé rappresenta circa l’88 per cento della produzione globale.

I rosé francesi sono caratterizzati dal tipico colore rosa pallido leggermente aranciato (che ricorda il colore della buccia di cipolla), da un intenso profumo di frutti rossi croccanti e aciduli, macchia mediterranea, con una leggera tannicità e buona mineralità.

L’assemblaggio tradizionale è composto dalla Grenache, Mourvèdre e Cinsault, ma possono essere utilizzati anche altri vitigni come Syrah e Cabernet Sauvignon.

In Italia si produce vino rosato in tutte le regioni, sfruttando i vitigni a bacca rossa autoctoni più diffusi in ogni areale. È un Aglianico il miglior vino rosato al Vinitaly 2025 (Forentum Rosato IGP di Vitis in Vulture), ma parlando di vini rosati italiani non si possono non citare i chiaretti del Bardolino, prodotti con corvina, rondinella e molinara, per intenderci i vitigni alla base del Valpolicella e Amarone.

Anche in Sardegna si producono vini rosati di qualità. Il vitigno principe per la sua produzione è senza dubbio sua maestà il Cannonau, anche per la sua diffusa presenza in tutta l’isola, e la sua scarsa carica di antociani che lo rendono più simile a quelli francesi, ma sempre di più vengono utilizzate altre tipologie come il Monica, Carignano, Bovale, Caricagiola (vitigno a bacca nera diffuso in particolare nella zona della Gallura), tra i nazionali Sangiovese e Montepulciano e tra gli internazionali il Syrah.

Al concorso mondiale di Bruxelles, edizione 2025, sono stati ben 2 i vini rosati sardi premiati con una medaglia d’oro, I-Khos di Bingiateris (Cannonau, Bovale, Monica) e Rosada delle Cantine di Dolianova (Cannonau). Mentre le 3 medaglie d’argento sono andate ad Aragosta Rosé (Cabernet Sauvignon, Merlot e Carignano) e Akenta Rosé (Cagnulari) entrambi della Cantina Santa Maria La Palma e a Bellarosa di Ferruccio Deiana (Bovale).

Il concorso ha dedicato una speciale sezione a questa tipologia di vini a partire dall’edizione 2021 a testimonianza della crescita dei vini rosati, il cui consumo a livello mondiale tra il 2002 e il 2018 è passato da 18,3 milioni di ettolitri a 26 milioni, aumentando quindi di quasi il 40 per cento. Durante la prima edizione furono premiati il Rosada delle Cantine di Dolianova, a base di uve Cannonau, e il Tre Torri della Cantina di Santadi, a base di uve Carignano.

Ma quali caratteristiche tecniche deve avere un vino rosato sardo per rientrare nelle principali denominazioni?

Il disciplinare del “Cannonau di Sardegna” definisce la tipologia rosato il vino dal colore rosa più o meno intenso; odore gradevole e caratteristico; sapore sapido e caratteristico; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50 per cento. Il disciplinare della nostra Igt “Isola dei Nuraghi” identifica il rosato con un colore dal rosa pallido al rosa carico; odore caratteristico; sapore dal secco al dolce; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5 per cento. Il disciplinare del Carignano del Sulcis afferma che il rosato dovrebbe avere colore rosato più o meno intenso; odore gradevolmente vinoso; sapore asciutto e armonico; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5 per cento.

Quindi nessuna indicazione sulla sfumatura del colore, si dice soltanto che può essere più o meno intensa. Ecco perché la varietà di tonalità nei nostri rosati. Mentre riguardo al titolo alcolometrico vengono indicati i valori minimi ma non quelli massimi, anche se sul mercato vengono richiesti sempre più leggeri.

Di seguito riportiamo due esempi di vini rosati prodotti nell’isola, considerando che quasi tutte le cantine hanno in assortimento questa tipologia di vino, ferma o sempre più frequentemente spumantizzata.

Giovanni Antonio Puddu detto Nenneddu, fondatore a Oliena nel lontano 1976 dell’azienda oggi denominata Vitivinicola Fratelli Puddu, aveva cominciato la sua attività producendo vino rosso sfuso fondamentalmente per gli amici. Tuttavia in estate il suo Oliena era abbastanza impegnativo e così decise di produrre solo per un consumo personale un vino rosato a base di uve cannonau, più facile da bere del classico Nepente, e rigorosamente bevuto fresco. Quando gli amici andavano a trovarlo cominciò ad offrire con diffidenza questo vino, con il timore che non potesse piacere visto il suo colore e corpo leggero (che cercava di rinforzare aggiungendo del Pascale al Cannonau) e il suo gusto di frutti rossi freschi, visto che da quelle parti c’era l’abitudine di consumare vini più strutturati. Il vino era ottenuto con 12-24 ore di macerazione.

Di quel vino venne a conoscenza la sommelier più famosa della Sardegna, Lucia Pintore (prima donna a vincere il concorso Miglior sommelier d’Italia nel 1987), che convinse il signor Nenneddu ad imbottigliarlo e commercializzarlo. Così nel 1993 ad Oliena venne imbottigliato il primo vino rosato da uve cannonau. Il suo nome era Tiscali. A seguire ci fu una modifica del disciplinare per poter ufficializzare la produzione della tipologia anche nella sottozona di Oliena. Oggi quel rosato si chiama Biriai.

Isabelle e Jean Paul Tréguer hanno invece deciso di abbandonare la Francia e trasferirsi in Sardegna per dedicarsi alla produzione del vino rosato più trendy degli ultimi anni: So Chic! Si presenta in una elegante bottiglia di vetro satinato ed ha un tappo di sughero colorato di rosa con una vernice alimentare. Un Cannonau rosato prodotto nella sottozona di Capo Ferrato, la cui campagna di comunicazione, direttamente curata dai suoi creatori (il cui lavoro precedente era nell’ambito della pubblicità) è interamente basata sul colore rosa: impossibile non notarli.

Al di là delle tendenze di mercato, negli anni la qualità di questo prodotto è aumentata di gran lunga, lo dimostra il fatto che sia diventato uno dei vini più apprezzati e sempre più richiesto dalle cantine e nei ristoranti. Ottimo come aperitivo, è ideale anche per accompagnare sushi di tonno e di salmone o piatti mediamente complessi. Questo vino è anche vittima di pregiudizi di genere: ingiustamente viene spesso identificato come vino femminile, forse per il colore o forse per i suoi sentori fruttati.

Un vino rosato generalmente si serve fresco per poter percepire al meglio i suoi sentori freschi e fruttati. La temperatura di servizio non dovrebbe mai superare i 10-11°C, se invece si presenta più strutturato e corposo la temperatura di servizio ideale dovrebbe essere tra i 12 e i 14 °C.


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